martedì 23 dicembre 2014

Limoncello ambrato


Alle porte del Natale mi riaffaccio sul blog, dopo un attimo di sconforto del non avere nemmeno un biscottino stellato né dolce né salato da proporvi per questi giorni di festa, ad un tratto mi ricordo di avere in serbo queste bottiglie di limoncello che ho preparato per il Natale dello scorso anno. 
La regola dei nostri regali è che siano commestibili o in ogni caso assolutamente consumabili, bando ad ogni genere di oggetto, specialmente a quelli del tipo "ciapapuar" come si dice qui in piemonte. Dopo 3 traslochi in 6 anni, la regola è venuta da sé e gli amici l'hanno accolta e condivisa con piacere. Quindi queste bottiglie sono finite insieme ad altri prodotti come riso, cereali,  legumi, marmellate, sottoli, creme e altre leccornie, tutte recuperate dai nostri fornitori speciali e confezionate in casa. Ogni anno cerchiamo di aggiungere qualche chicca e nuovo prodotto, anche se non è sempre possibile specialmente in questi ultimi anni nei quali non ci siamo mossi molto da casa. Devo dire che tutto l'anno siamo attenti a captare qualche nuovo produttore con preparati originali da proporre. La sfida è trovare qualche cosa di originale da regalare ai nostri amici Ermanno e Rosanna, qualcosa che loro non producano e non vendano, non è facile senza andare fuori porta ma qualche volta ce l'abbiamo fatta: olive di corniole, olio di noci, miele di grano saraceno, crauti di rape, per dirne alcuni.



La ricetta di questo Limoncello me l'ha data anni fa mia sorella, che l'ha avuta dai suoi parenti pugliesi (vero?). Lo faccio da anni, visto che ultimamente non compro più zucchero bianco l'ho fatto con lo zucchero di canna chiaro, è questo che ha dato il tocco ambrato. Un anno avevo in casa solo zucchero scuro di canna e l'ho fatto con quello, l'abbiamo chiamato il marroncello, nome pietoso e il colore direi pessimo. All'assaggio non era male, ma il sapore dello zucchero scuro di canna smorzava il profumo del limone. Sono dell'idea che per il suo gusto prevalente lo zucchero di canna scuro, tipo moscovado, sia da usare con molta moderazione e solo in preparazioni adatte. Con lo zucchero di canna chiaro non c'è questo problema dato che ha un gusto più morbido e poi il colore non è male, no? Limoncello ambrato, fa fine e non impegna... neanche dovessi venderlo!
Le bottiglie le ho acquistate al mio casalingo di fiducia e le etichette le ho preparate al lavoro, mi stavo completamente dimenticando, mi erano rimasti solo una manciata di minuti per farle. Sono andata su publisher, ho preso un modello di biglietti da visita, ho scelto colore e scritta e ne ho stampata una pagina, tagliati e bucati con la macchinetta per bucare i fogli, a casa le ho legate con dello spago da arrosto. 

Ingredienti:
6 limoni grandi Bio
1 Lt. alcool
1,200 Lt.di acqua
1 Kg. zucchero di canna chiaro ecosolidale (o bianco)
Togliere la buccia dai limoni facendo attenzione di ricavare solo la parte della buccia colorata e lasciare la parte bianca amara, mettere le bucce a macerare nell'alcool per 20 giorni. Trascorso il termine, scaldare l'acqua con lo zucchero, mescolare, fino a quando non si è sciolto completamente, spegnere e far raffreddare. Scolare l'alcool dalle bucce e mischiare allo sciroppo. Mescolare ed imbottigliare. Il vostro limoncello è pronto.
L'anno scorso per preparare i regali avevo fatto la dose doppia, ricordo che mentre sbucciavo i limoni mi sono aromatizzata al limone a furia di schizzi sulla faccia, naturalmente non mi sono subito risciacquata, l'olio essenziale di limone fa bene alla pelle.

Vi auguro delle splendide feste!
Mi raccomando non vi abbuffate!
Non mangiate troppo!!! 
ahahah, ha senso dire ciò su un blog "di cucina"?
in ogni caso:

BUONE FESTE


giovedì 11 dicembre 2014

Insalata di radicchio, lonzino affumicato e noci


Nel post precedente vi ho parlato di una certa vaghezza ed indecisione di qualche giorno fa e vi dicevo che per me era una novità, un qualcosa da osservare. 
E così ho fatto, ho lasciato fare e sapete cosa penso? Penso che o questi periodi siano momenti proficui, di cambiamento nei quali scopriamo altri modi di porci, di agire. Sono momenti in cui sta maturando qualcosa in noi: una parte si attenua e una nuova emerge... e qualcosa cambia. Non so dirvi cosa sia di preciso, non ho un aggettivo nuovo da attribuirmi,  non lo voglio neanche cercare. E' qualcosa di piccolo, di sottile che permette ad alcuni vecchi schemi di attenuarsi e a nuove modalità di affacciarsi. 

Ingredienti:
Radicchio rosso e radicchio variegato 
100 gr. di lonzino affumicato
10 noci
Olio Evo
Aceto di vino bianco (quello che ho usato è un aceto artigianale molto delicato)
2 cucch. di senape
sale q.b. (poco per me)
Lavare, asciugare e tagliare l'insalata, tagliare anche la lonza a striscioline. Sgusciare le noci e tritarle grossolanamente. Stemperare la senape con l'aceto, unire l'olio e un pizzico di sale, mescolare e condire il tutto.


giovedì 4 dicembre 2014

Soufflé di ajucche


Ripesco dai miei archivi questo soufflé che ho preparato questa primavera con le ajucche raccolte da me, le potete tranquillamente sostituire con spinaci o erbette, come da ricetta originale.
Il fatto che io continui a proporvi piatti preparati qualche mese fa, non temete, non significa che in questo periodo stia digiunando o vivendo d'aria. Vorrei mai creare inutili allarmismi. Dipende unicamente dalla mia organizzazione perfettamente illogica, che corrisponde alla perfezione a questo mio periodo. Aleggia in me una sorta di vaghezza, unita ad indecisione, il tutto è per me inconsueto: sono la prima a meravigliarmene e ad osservarmi con curiosità. 
Intanto riassaporo questo piatto goloso.

Ingredienti:
500 gr. di ajucche (o spinaci o erbette)
250 latte
25 farina
25 burro
5 uova
4 cucch. di parmigiano
sale e pepe q.b.




Cuocere le ajucche (o gli spinaci) per 5 min. in acqua bollente con un pizzico di sale. Nel frattempo preparare la besciamella sciogliendo il burro, tostando per bene la farina nel burro ed aggiungendo il latte a poco a poco, portare a bollore e spegnere. Frullare le erbe ed aggiungerle alla besciamella, unire i tuorli al composto ad uno ad uno amalgamando con delicatezza, il parmigiano, sale e pepe. Montare i bianchi a neve ed unirli lentamente al composto. Versare negli stampi leggermente imburrati riempiendoli fino a metà, portare la temperatura del forno a 220° e riabbassare a 180° prima di infornare, cuocere brevemente (20min. circa) fino a quando hanno raggiunto il doppio del volume. Servire immediatamente e gustare.


martedì 18 novembre 2014

Polpettone di miglio con tonno e piselli


Dai che oggi c'è il sole ed anch'io metto la testolina fuori dopo qualche giorno di letargo... proprio letargo no, non ancora, di certo una pigrizia assoluta che da tempo non mi abitava. E ora abita comodamente... ah ah, abitava che espressione seria e buffa! Alla fine son sempre io, la solita, con le mie alternanze di momenti comunicativi e momenti di mutismo.
Ripesco questo piatto che ho preparato questa primavera con piselli freschi, volendo sostituire con delle verdure di stagione si potrebbe provare a mettere il cavolfiore al posto dei piselli o il finocchio(?).
Ho in mente delle varianti da sperimentare anche senza tonno, con ingredienti decisamente più invernali.
In questo caso la carota non è fondamentale per il gusto, ma per il colore ; )

Ingredienti:
300 gr. di miglio
250 gr. di tonno in scatola
200 gr. di piselli 
2 carote
1 albume
Santoreggia q.b.

Cuocere il miglio con il doppio del suo volume d'acqua più un mezzo bicchiere dato che dopo 5 min. di cottura aggiungiamo le carote a tocchetti ed i piselli, salare q.b. e spegnere dopo 15 min. lasciando coperto. In questo modo il miglio assorbirà eventuale acqua residua, rimarrà leggermente papposo effetto che per questa preparazione è voluto.
(se volete mangiare il miglio in altre preparazioni, senza ottenere una pappa, consiglio di tostarlo leggermente prima di aggiungere l'acqua.)
Frullare il tonno, mischiarlo al miglio con verdure ed aggiungervi la santoreggia e l'albume leggermente sbattuto.
Disporre in una terrina o, come nel mio caso, in una forma da plum cake precedentemente rivestita di carta forno, cuocere in forno a 180° per 30 min. circa.

martedì 4 novembre 2014

Biscotti ai fiocchi d'avena e mandorle


Finalmente mi sto dando da fare nella produzione di biscotti, ogni tanto quando ne vedo qualche tipo interessante mi ricopio la ricetta e se tutto fila liscio la provo subito. Altrimenti andrebbe persa nei meandri delle cose da fare, delle annotazioni, dei bigliettini e "favoriti" sparsi in giro nel tipico Multi disordine che mi circonda, che malgrado le mie buone intenzioni non riesco a non produrre. La preparazione di questi biscotti, rientra fortunatamente nel caso "visti e provati". Fortunatamente per me, dato che questi biscotti sono buoni, croccanti, nutrienti ma leggeri e veloci da fare.
La ricetta l'ho trovata nel blog Dolcetti e Scherzettioltre ad essere un splendido blog di cucina, è un buon esempio della magia della rete che unisce le passioni di mamma e figlia, bravissime.

Ingredienti originali, a lato le mie variazioni 

130g di farina integrale
100g di olio extravergine d'oliva - 85 gr 
95g di zucchero di canna
90g di fiocchi d'avena integrali
60g di farina di mandorle - le mie mandorle con la pellicina
2 cucchiai di sciroppo d'acero - 2 cucch. di miele
1 cucchiaino di cremor tartaro


Tritare le mandorle e i fiocchi, aggiungere tutti gli altri ingredienti, qualche giro di lama e l'impasto è fatto. Come vedete ho diminuito leggermente la dose dell'olio, mi è sembrato meglio così, in caso l'impasto fosse asciutto aggiungere un cucchiaio d'acqua. 
Procedere a formare i biscotti mettendo l'impasto a cucchiaiate nella formina e pressate, direttamente in teglia su un foglio di carta forno.
Cuocere in forno a 170° per 7/8 minuti.
Il procedimento originale per l'impasto, se vedete è un pochino diverso, mentre ho copiato paroparo il sistema per formare i biscotti, grazie carissime, non ci sarei mai arrivata da sola, davvero geniale!

venerdì 31 ottobre 2014

Orecchiette ai ceci, funghi e porri


Oh, ma come sono stata pigra questa settimana, non ho scritto nulla. 
E dire che sono piena di ricettine messe lì, pronte da condividere. 
Eccone una per esempio, questa è rimasta lì nel cantuccio per un anno circa. 
Nel bosco di fianco a casa, proprio a un passo, spuntano in stagione 2 o 3 porcinelli grigi e così all'occasione, ce li mangiamo ( ma dai?). Dato che con soli 2 funghi non si fa un granché, ci ho abbinato ceci e porri e infine ho deciso di aggiungerci anche un pomodoro secco, tanto per dare quel tocco casereccio e non rischiare un gusto sul cinese andante causa accoppiata porro-fungo. Il risultato non era male, peccato che quest'anno, malgrado la pioggia, funghi non ne abbiamo visti. Sarà per un'altra volta. Se volete potete sostituire i porcinelli con veri porcini (avercene!) o altri funghi, anche champignon.
Le orecchiette sono acquistate, ma nel frattempo ho imparato a farle. 
Le ho fatte una volta insieme a mia sorella, è stato bello! 
Dovrò rifarle e documentare l'evento...ho già in mente 2 o 3 idee di paste da fare, mi devo solo organizzare. 
Organizzare non è la parola adatta, sarebbe più corretto dire che devo smettere di organizzare "altro" e starmene a casa ad impastare, semplicemente. 
Non sempre riesco ad essere semplice, questa è la verità. 
Sarà per questo che cerco la semplicità nel cibo?

Ingredienti:
250 gr. di orecchiette 
150 gr. ceci cotti
2 funghi porcinello grigio
2 porri interi
2 pomodori secchi
Olio Evo e sale q.b.
Pepe nero e bianco q.b.



In una padella con olio Evo mettere la parte bianca dei porri (stavo per scrivere porre i porri!!!) tagliati a rondelle, insieme ai pomodori secchi a tocchetti. Dopo 5 min. aggiungere i funghi a pezzetti e la parte verde dei porri, salare, aggiungere i ceci e amalgamare il tutto.
Nel frattempo cuocere la pasta, scolarla e rigirarla nel condimento e pepare a volontà!

giovedì 23 ottobre 2014

Torta di pere, noci e cannella


Oggi vi lascio con questo dolce e poche parole. Ancora risuonano le riflessioni di qualche giorno fa, lasciamo sedimentare i pensieri con una tazza fumante e una fetta di questa profumata torta alla frutta.

... e vorrei aggiungere una cosa importante: 
Auguri Leonardo, Buon Compleanno dalla zia!

Ingredienti:
150 gr. farina, per me integrale tipo 2
125 gr. di zucchero
125 gr. burro
2 uova
 16 gr. lievito per dolci
300 gr. pere kaiser
100 gr. noci
cannella

Montare il burro con lo zucchero, unire le uova, la farina, il lievito, la cannella, le noci tritate e le pere a tocchi. Cuocere in forno a 170° per 35 min.

P.S. Questa ricetta l'ho ripescata da un vecchio appunto cartaceo dove purtroppo non avevo scritto il nome della fonte di riferimento. Se qualcuno che legge riconoscesse una Sua ricetta, me lo faccia presente e sarò lieta di apportare la citazione della fonte, come sono solita fare.
P.P.S. Ringrazio il Mio Caro Compare per la foto, che gli ho commissionato per motivi di orario: era in casa di giorno. Dovrò approfittarne più spesso, è più bravo di me e lo sapevo già.
P.P.P.S. ....scherzo!

lunedì 20 ottobre 2014

Vellutata di carote meditativa


Perché non ho voglia di svolgere un lavoro che devo fare? Sono pigra o confusa?
Non ho voglia di fare un lavoro, sento una grande avversione, l'idea di cominciare quel determinato lavoro mi provoca: rifiuto, disagio con me stessa, come un senso di distacco (cosa c'entro io adesso con questa roba da fare?). 
Cosa sento fisicamente? Fisicamente mi sento rigida, bloccata, come legata. Sono irretita.
Cos'è che mi irretisce? Non si può dire che sia il lavoro che non ho ancora cominciata a rendermi così rigida, possiamo forse dire che sia la mia stessa contrarietà, il mio rifiuto ad irretirmi?
Ogni forma di rifiuto, di opposizione è un atteggiamento in cui investiamo forze ed energie, come se spingessimo via qualcosa fisicamente, il nostro rifiuto, il nostro respingere fa sì che il corpo sia in tensione.
A questo si accumula la preoccupazione di rimandare un lavoro necessario, più il tempo passa più l'imbarazzo del nostro presunto far finta di niente si addensa, appesantendoci ulteriormente.
Perché non ho voglia di fare quel lavoro o perché credo di non aver voglia di farlo?
L'ho fatto tante altre volte, l'ho sempre portato a termine, con più o meno fatica. In alcune occasioni potevo essere più stanca o meno, alcuni rari episodi di astenia mentale hanno fatto sì che faticassi davvero più del dovuto ad arrivare alla fine. Forse ho memorizzato quelle situazioni di fatica e ora ne sono condizionata. Ripensandoci bene, in generale, qual è il meccanismo, la parte di me che metto in gioco facendo questo lavoro che mi crea la fatica, disagio, rifiuto?  La tiranna, quella che mentre lavoro mi dice "Devi finire!" E non lo dice solo perché è un lavoro che comporta scadenze, lo dice anche per dire "dai sbrigati così è fatto e te lo togli". Ecco identificato un veleno: l'idea di finire, l'idea di arrivare ad un risultato. La differenza tra fare perché è semplicemente necessario e fare per arrivare ad un risultato cambia di molto il modo di porci, in ogni caso il lavoro sarà portato a termine ma l'attitudine nel prenderne parte sarà ben diversa. Se si parte con l'idea di finire, si guarda solo il traguardo finale e ci si proietta lì nel futuro immaginario del lavoro risolto, si nega il presente da affrontare e se ne patirà ogni istante. Specialmente se, come nel mio caso, siete abitati da una piccola tiranna che vi prende per il collo della camicia e vi intima di "far fuori" il lavoro che vi spetta. Ci ho messo un po' a scovarla, ma è da tempo che l'ho vista, l'ho riconosciuta, ho sentito che non mi fa star bene, ho pensato di spodestarla, osservandola. C'è una sorta di violenza nell'approcciarsi al lavoro in questo modo, fiutarlo, riconoscerlo è il primo passo, ci permetterà di iniziare il lavoro con grazia, con leggerezza e con attenzione.
Alcuni piccoli accorgimenti per affrontare un lavoro avverso o ingrato che dir si voglia:
1 Non pensare "devo finire", proiettarsi nel lavoro finito futuro è negare il presente
2 Sentire il momento in cui si inizia, l'attitudine con la quale ci si porta a fare il lavoro e il primo gesto. Osservare senza giudizio.
3 Cominciare con molta calma, lentamente. Qualunque sia il lavoro, scegliere di iniziare da un passaggio che ci agevoli a rallentare e concentrarci
per esempio se sono in ufficio, comincio dagli appunti scritti a mano invece di mettermi subito al pc. Il contatto di una mano con la penna, dell'altra sul foglio, la sensazione della carta a contatto della pelle, della biro tra le mani, della biro che scorre sul foglio, il gesto lento, provo a scriver in modo curato ... e in pochi istanti la mia dimensione cambia 
4 Fare una piccola cosa, un piccolo passo alla volta, svolgere un passo dopo l'altro con attenzione senza pensare alla mole nel suo insieme. Ogni passaggio a se stante e tutta l'attenzione lì. Se ci accorgiamo di distrarci, semplicemente ci riconduciamo con gentilezza al nostro compito.
5 Concederci delle pause mirate e scelte, esempio non guardare la mail o i blog o il giornale quando ci viene il raptus, ma concederselo con decisione e generosità ad un dato momento. Altalenare l'attenzione ci crea altra tensione. (Questo meriterebbe un discorso a parte.)
6 Ricominciare con molta attenzione e e calma, come indicato.
Volete provare e dirmi se funziona o avete altri trucchi da suggerirmi?



Vellutata di carote:
4 carote
1 cavolo rapa
1 patata
1 cipolla 
semi di girasole
zenzero in polvere
rosmarino
sale, olio Evo q.b.

Mettere carote, patata, cipolla e cavolo rapa a pezzettoni in un po' d'acqua, cuocere per venti minuti circa, aggiungere lo zenzero e frullare. Tostare i semi di girasole e il rosmarino tritato, pronto da distribuire nelle ciotole insieme ad un filo di olio Evo.
Per chi non conoscesse il cavolo rapa, lo vedete qui in insalata, sempre con carota:


mercoledì 15 ottobre 2014

Taccole in umido con polenta d'orzo


La mia proverbiale curiosità gastronomica, mi ha portata ad incontrare questa farina d'orzo, è macinata grossa, come si può vedere anche dalla foto tutto il chicco è stato macinato lasciandovi le parti nutrienti del germe. Questa farina non l'ho reperita da uno dei miei super fornitori, quei piccoli produttori ai quali mi rivolgo solitamente, l'ho trovata per puro caso una domenica pomeriggio mettendo il naso in un negozio gestito da persone di origine nordafricana. Il negozio mi ha attirato dall'esterno dove erano esposte delle grosse tajine di ceramica, rivelatesi poi un po' grossolane oltre che grosse. C'erano diversi prodotti tipici, non mi sono fatta sfuggire dei buonissimi datteri, quelle confezionati sui rami. Tornando alla farina è prodotta in provincia di Brescia ed è appositamente commercializzata per la preparazione del cous cous. Lo so, lo sapevo quando l'ho presa che non ho mai fatto il cous cous, che ci vuole un tempo infinito e attrezzatura che non ho, che nei negozi che frequento ci sono in vendita ottimi cous cous precotti di vari cereali che si preparano in un respiro etc. etc. ma niente da fare, la farina mi attirava tanto, mi piaceva e il mio compare mi dava manforte, già tanto lui non prepara nulla, si siede e mangia! Ed eccoci qui la farina d'orzo è finita nelle mie mani, o sarebbe meglio dire ci è rimasta appiccicata sin da quando l'ho toccata. Avendo scartato l'ipotesi di dedicare due ore alla preparazione del cous cosu e volendola assaggiare mi sono detta: "no al cous cous e sì alla polenta". .. no, non spaventatevi non è una becera presa di posizione razzista! E' solo un gioco di parole, un semplice gioco di incroci e contaminazioni culinarie.

Ingredienti: 
500 gr. di farina d'orzo macinata per cous cous
2 Lt. acqua
sale q.b.
600 gr. di taccole
2 pomodori maturi
1 cipolla 
peperoncino facoltativo
aglio 
Olio Evo e sale q.b.

Come per una normale polenta, portare l'acqua ad ebollizione, buttarvi la farina di colpo e rimestare velocemente, abbassare la fiamma e lasciar cuocere, sarà pronta in 30 minuti (mentre quella di granturco ce ne mette 45 circa).
Soffriggere aglio e cipolla, unire le taccole, salarle e coprirle, non aggiungere acqua fino a che rilasciano il loro liquido, quando sarà necessario aggiungere acqua coprendole a filo, cuocere a fiamma bassa e unire i pomodori a pezzetti a metà cottura. Servire con peperoncino a parte, se piace, a noi sì.
L'esperimento ci ha convinti, dato il gusto delicato, la prossima polenta d'orzo la proveremo con il pesce .


venerdì 10 ottobre 2014

Conchiglie ripiene


Ve lo potrei spacciare per un piatto cucinato or ora, ma i fiori di zucca infilati qua e là mi tradirebbero subito. D'altro canto la borragine nell'orto sta ricrescendo, giusto ieri ne ho raccolta un po' e aggiunta ad un minestrone di verdure e legumi, questo rende la mia ricetta attuabile adesso, in caso potrei usare dei fiori di zucca finti... scheeerzo! 
Sempre meglio specificare, non si sa mai ci sia qualcuno che ci creda.
Mi capita dopo aver letto qualche articolo di giornale in rete di soffermarmi qualche istante a leggere i commenti all'articolo, quante sono le persone che scrivono qualcosa tanto per dire! Buttano lì la prima cosa che viene loro in mente oppure si evince da quel che dicono che non hanno letto attentamente l'articolo o, peggio, non l'hanno compreso. A volte mi lasciano più attonita i commenti delle notizie stesse. 
Per fortuna qui nel nostro ambito di blog di cucina e dintorni il pubblico è ristretto e il confronto pacato. Nel mio caso poi si parla di un salottino, con pochi graditi ospiti che si esprimono cortesemente, il vantaggio dell'intimità. Il maggior o minor seguito di certo influiscono, ma non solo. Diciamo che i post di cucina non aprono degli intensi dibattiti con aspre o feroci prese di posizione, c'è un certo margine di duttilità che è parte dell'esercizio stesso della cucina, sempre soggetto a reinterpretazioni e personalizzazioni. Ma chi lo sa che toccando certi tasti o certi argomenti un po' al di fuori, non si scatenino reazioni e commenti incontenibili, qualche ingrediente messo al punto giusto e si scatena il popolo. Non si può mai dire. Guarda te cosa mi frulla per la testa... meglio che vada a frullare il ripieno della pasta.



Ingredienti:
170 gr. conchiglie medio grandi
300 gr. di ricotta vaccina Valle Elvo
20 foglie di borragine
8 noci
50 gr. parmigiano grattuggiato
3 fiori di zucca occasionali e facoltativi
sale pepe
Sugo:
500 gr. salsa di pomodoro
1 cipolla
1 spicchio d'aglio
olio Evo


Soffriggere la cipolla e l'aglio in olio Evo, versarvi la salsa, salare e lasciar asciugare per 10 min.
Cuocere le foglie di borragine in acqua bollente per 5min, strizzarle e frullarle insieme alle noci sgusciate. Unire ricotta, borragine e noci tritate, il parmigiano, un pizzico di pepe e amalgamare. Se il ripieno rimane troppo asciutto, aggiungervi un paio di cucchiai di acqua di cottura della borragine. Nel frattempo cuocere i conchiglioni in acqua bollente salata e scolarli decisamente al dente, sciacquarli sotto un getto di acqua fredda e disporre su un telo. Riempire le conchiglie con il ripieno e disporle in una teglia precedentemente unta d'olio Evo, spargervi sopra un po' di salsa. Infornare a 190° per 15 min. 
La salsa sembra un po' misera così da vedere rispetto alla teglia, ma per noi di gusto era sufficiente, se la gradite più sugosa aumentate la dose di salsa o anche cuocetela meno e lasciate che si asciughi in forno.

martedì 7 ottobre 2014

Torta di yogurt alle prugne


Dato che in giro si vedono ancora le ultime prugne, condivido questa torta che ho fatto come ultima svuota dispensa prima di partire per le "furono" vacanze. 
La classica torta di yogurt con gli immancabili fiocchi d'avena e una manciata di nocciole tritate. Bene, adesso è ora di fare scorta e ricomprare tutto...vado a ordinare la farina  ; )

Ingredienti:
3 vasetti   -  200 gr. farina (avanzi) quindi misto di farina integrale, grano duro e fiocchi d'avena tritati
2 vasetti   -  100 gr. zucchero canna chiaro
1 vasetto  -  125 gr vasetto di yogurt
1/2 vasetto - 60 gr. olio di semi di girasole
1 bustina di lievito senza fosfati
2 uova intere
alcune prugne, una decina
qualche cucchiaio di nocciole tritate

Frullare le uova con lo zucchero fino a che diventano spumose, aggiungervi le farine, lo yogurt e l'olio. Il lievito lo stempero in un cucchiaio di yogurt e lo aggiungo alla fine. Versare l'impasto nella tortiera, disporre le prugne denocciolate e spargere le nocciole mischiate ad un cucchiaio di zucchero in superficie. Infornare a 180° per 40 min. circa.

venerdì 3 ottobre 2014

Polpette melanzane, ricotta e pane


Assente, assente...la settimana mi è volata via, ma una cosa altrettanto al volo ve la lascio. Non è una ricetta, è un vero e proprio pastrocchio di quelli fatti per il gusto di crocchettare a casaccio e dato che questo esercizio ha fatto sì che producessi troppo impasto, le ho fatte una sera e rifatte il giorno dopo in due versioni diverse. 
E' tipico da me fare troppo impasto per questo genere di cose, il risultato è che mi rimane il ricordo di averci messo molto e di aver finito di preparare ad un'ora indecente, così per un bel po' evito di farle. Non facendole dimentico di portare attenzione alle dosi e di nuovo quando ci riprovo mi faccio prendere la mano e ne faccio troppe: è un circolo vizioso! Vediamo se scrivere la ricetta e le quantità di ingredienti qui sul blog avrà una funzione didattica, non è mai troppo tardi per imparare e magari ce la farò PURE IO!

Ingredienti:
2 melanzane medie
200 gr. di ricotta di capra
200 gr. di pane secco
2 cucch. di farina (la mia di grano duro)
1 uovo
1 spicchio d'aglio
500 gr. salsa di pomodoro
olio Evo, sale, pepe, maggiorana q.b.

Tagliare le melanzane a dadini metterle in padella con un filo s'olio, salare e coprire, ogni tanto rigirarle e schiacciarle un po', cuocere per 10 min. Stemperare la ricotta, aggiungervi l'uovo, la maggiorana, pepe se piace, aggiungervi le melanzane e il pane precedentemente ammollato e strizzato. 
Lo ammollo con acqua calda o un filo di brodo vegetale, dato che solitamente non ho il latte in casa, del resto questo pane è talmente gustoso, rimane molto cremoso in questo modo.
Formare delle polpettone e rotolarle nella farina. 
Ne ho fatta prima una versione gigante,  queste li ho cotte in padella poco in olio Evo, girandole da parte parte e le ho servite con salsa al pomodoro a parte. 
Ah, la salsa l'ho asciugata in un padellino per due minuti aggiungendovi uno spicchio d'aglio e un goccio d'olio a crudo alla fine, non ho fatto soffritto.
La seconda versione l'ho fatta il giorno dopo, quindi c'era il vantaggio che l'impasto aveva riposato in frigo per un giorno, ho diviso in due le megapolpette, compattate per bene e cotte in acqua bollente per qualche minuto fino a quando sono venute a galla le ho posate  nella salsa rimasta e rigirate delicatamente. Ci son piaciute entrambe le versioni, quelle bollite a me anche di più delle altre.
Ah, dimenticavo di scrivere che con queste dosi sono venute 6 polpette grandi e 12 piccole, un bel po' se considerate che le ho preparate per 2 persone: un'esagerazione!

mercoledì 24 settembre 2014

Budino al latte d'avena con pesche e amaretti


Mettiamo al calar del sole vi trovaste a passare in una stradina, dietro al cancello una donna seduta, in ginocchio, mezza stesa a terra, si divincola sul selciato del giardino prostrandosi davanti a due coppette dal contenuto color cioccolato con la macchina fotografica in mano. So, lo so che voi capireste, sapreste e non pensereste che la casa sia abitata da una squinternata, una dissennata in preda a manie ossessive e compulsive, vi sarebbe chiaro e lampante che la persona in questione non è altro che una blogger alla ricerca disperata dell'ultimo riflesso di luce utile. Utile ma non sufficiente a quanto pare, le foto sono terrificanti, ma non fuggite, vi prego: il budino è buono e delicato.



Ingredienti:
1/2 litro di latte d'avena autoprodotto
3 cucch. di cacao amaro ecosolidale
3 cucch. zucchero di canna chiaro
2 cucch. di maizena
2 pesche mature
1 cucch. zucchero di canna chiaro
2 cucch. acqua
50 gr. di amaretti o 50 gr. di mandorle

Sbucciare le pesche, tagliarle a tocchetti e cuocerle per 5 minuti con 2 cucch. di acqua e 1 di zucchero.
Tritare gli amaretti o le mandorle, disporli al fondo delle coppette, unirvi le pesche e un po' del loro sughetto.
Stemperare il cacao, lo zucchero e la maizena aggiungere il latte a poco a poco senza fare grumi, mettere sul fuoco, portare a bollore per un minuto e spegnere.
Versare il budino nelle coppette preparate, lasciar raffreddare e riporre in frigo.
Ho usato degli amaretti che avevo in dispensa, tradizionali e artigianali. Per aver un dolce vegan sostituire con delle mandorle (o amaretti vegan).


venerdì 19 settembre 2014

Pesto di zucchine


Oggi è venerdì, ed è una certezza. Stasera ce ne andiamo io e il compare a mangiare la pizza fatta con la pasta madre dai mitici Ermanno e Rosanna che finalmente hanno un piccolo spazio nel quale si possono assaggiare direttamente i loro preziosi preparati. 
Non vedo l'ora, nel mentre auguro anche a voi un buon inizio di fine settimana!
Questa ricetta del pesto di zucchine è generalmente preparata con i classici ingredienti del pesto al basilico solo con meno basilico e zucchine in aggiunta. Ma mi dico perché imitare il gusto del pesto genovese che è buono e perfetto così com'è? Quindi, tanto per non perdere il vizio di fare di testa mia, con la mia zucca o zucchina che dir si voglia, ne ho preso spunto ed ho apportato le mie varianti: borragine al posto del basilico e mandorle al posto dei pinoli. 


Ingredienti:
4 zucchine piccole
6/7 foglie di borragine
50 gr. di mandorle con la pellicina
1 spicchio d'aglio
Olio Evo e sale q.b.
Pecorino romano q.b.

Sbollentare sia le foglie di borragine che le zucchine per 5 minuti circa, i tempi dipendono dal formato delle zucchine, in questo caso erano piccole e non è necessario tenerle a lungo. Ad ogni modo le zucchine devono restare croccanti e non molli, il pesto sarà decisamente più saporito. Strizzare bene le foglie, e frullare con aglio, mandorle e zucchine, aggiungere olio e sale e se necessario allungare con un cucchiaio di acqua di cottura delle verdure. Come per il classico pesto, il formaggio io solitamente lo lascio a parte, mi sembra di riuscire ad amalgamare meglio se lo uso per condire la pasta o i cereali e in caso di avanzo mi pare che si conservi integro più a lungo. In caso contrario se usate la salsa come antipasto da spalmare vi conviene naturalmente amalgamarlo subito al tutto ottenendo una crema saporita. Il pecorino ci sta benissimo, ma anche il parmigiano andrà bene.
Riassumendo, come usare questo pesto?
condimento per pasta e cereali vari
da aggiungere a crocchette o ripieni
salsa da spalmare su pane, piadine, crostini

martedì 16 settembre 2014

Crostata di frutta con crema al latte


Era da tanto che avevo in mente fare una crostata con la frutta fresca e ho deciso di provare con una crema delicata al latte. Erano secoli che non ne facevo una, ho usato quello che avevo a disposizione e vi dico che ho compreso perché le pesche non si vedono tanto spesso sulle creazioni delle pasticcerie: lasciano un sacco di succo. (Sì, ho fatto una delle mie scoperte mitiche... dell'acqua calda).  Al momento di servirla la torta si è un tantino annacquata. Quindi o si fanno scolare le pesche magari con un po' di zucchero (ne sapete qualcosa? tipo i pomodori con il sale?) o si opta per un altro frutto. Del resto se faccio le cose quando posso con quello che ho in casa qualche inconvenienti ci può stare, non può andare sempre bene. A dire il vero tanto malaccio non è andata perché la torta era buona eccome, solo un po' troppo sugosa, siete avvisati. 

Pasta frolla:
300 gr. farina integrale tipo 2
150 gr. burro
120 gr. zucchero di canna chiaro
1 uovo intero + 1 tuorlo
Preparare la farina e lo zucchero, unirvi il burro freddo a tocchetti, mischiare con le dita spezzettando ulteriormente il burro, unirvi l'uovo e poi il tuorlo. Lavorare solo il tempo necessario ad amalgamare gli ingredienti cercando di non scaldare troppo l'impasto. Coprire l'impasto e riporre in frigo almeno 30 minuti.
Stendere in una teglia per crostata precedentemente imburrata e infarinata, alzare bene i bordi e bucherellare l'interno con una forchetta. Lo metto a cuocere così, senza coprirlo con fagioli o altro, se è ben bucherellato viene bene. Cuocere a 190° per 35 min.
Crema al latte:
1/2 litro di latte intero
2 cucch. di zucchero integrale chiaro vanigliato
2 cucch. di maizena
Mischiare maizena e zucchero in una pentola, aggiungere il latte poco a poco incorporando gli ingredienti, porre sul fuoco, portare al bollore per 2 minuti e spegnere.
Frutta:
1 pesca gialla
1 manciata di mirtilli i nostriii!
1 manciata di ciliege le nostreee!
Lavare la frutta e lasciar asciugare, tagliare a fette la pesca, denocciolare le ciliegie.

Quando il guscio di frolla è pronto versarvi la crema e distribuire la frutta. 
Non ho messo gelatina: io odiooo la gelatina!

Mi sono dimenticata di parlarvi degli ingredienti: una manciata di ciliege e mirtilli del nostro frutteto (espressione ridondante nel ns. caso specifico), la frolla è fatta con farina bio di Ermanno, burro di alpeggio (appena sopra Ivrea) e uova ultra ruspanti di una cascina accanto a casa. Lo zucchero non è locale, non esageriamo.


venerdì 12 settembre 2014

Melanzane alla parmigiana, o quasi


Questa non è una vera parmigiana, quella vera ha le melanzane fritte, non si discute. La mia no, è una delle tante versioni alleggerite. Non che io abbia niente contro il fritto in sé, ogni tanto si può fare ma in questo piatto in particolare si parla di friggere e poi cuocere di nuovo la melanzana fritta e questo rende il tutto tanto appetitoso quanto pesante, almeno per me. Se poi consideriamo l'aspetto pratico, la frittura allunga di non poco i tempi, fattore che per me non è affatto secondario.
Le melanzane non le ho grigliate, di nuovo operazione che richiede tempo e cura, per cuocerle adotto un semplicissimo e velocissimo modo di acconciarle sia per questa che per altre preparazioni a base di verdura.
Ovvero: tagliare le fette di verdura a fette di circa 4mm metterle in forno 5 minuti, rigirarle, altri 5 min., pronte. Vi piace?

Ingredienti:
4 melanzane
1 mozzarella
1 passata di pomodoro lt. 0,5
1 spicchio d'aglio
parmigiano q.b. (100gr circa?)
Olio Evo e sale q.b.
basilico

Porre in una pentola 2 cucch. d'olio e uno spicchio d'aglio, unirvi la salsa, salare e cuocere qualche minuto a fiamma regolare in modo da far evaporare l'acqua in eccesso.
Tagliare le melanzane a fette, disporle su una teglia e cuocerle 5/6 min. per lato.
Ungere una teglia con olio Evo, disporre uno strato di melanzane, il pomodoro, spargere il parmigiano, qualche fiocco di mozzarella, qualche foglia di basilico e un goccio d'olio. Ripetere gli strati fino a completare gli ingredienti, cuocere in forno a 190° per almeno 30min. 
Come vedete io l'ho "etichettato" come piatto unico, se fate come noi e ve la splappate tutta in una volta, vedrete che sarete più che sazi ; )
P.S. La foto l'ho fatta prima di infornarla, quello che vedete non è l'ultimo strato, nell'ultimo è meglio omettere il basilico che si annerirebbe subito.


mercoledì 10 settembre 2014

Frullato di albicocche in latte d'avena


Prima di partire per le vacanze mi sono messa d'impegno nella ben nota operazione svuota dispense, in particolare nella sezione cereali e farine. Non avevo molto accumulo, a parte una gran quantità di fiocchi d'avena, così tra un biscotto e l'altro, ho preparato più volte il latte d'avena.
Buono, fresco e delicato, si presta a vari usi.
Qui l'ho provato in un frullato con le albicocche, belle vero le albicocche? Peccato che malgrado il loro aspetto non erano un granché di sapore, per niente dolci. Dopo averlo assaggiato ho dovuto abbandonare il mio proposito di fare una bibita al 100% salutista e ho aggiunto qualche cucchiaiata di zucchero.

Ingredienti:
6 albicocche
500 gr. latte di avena
2 cucch. di succo di mela concentrato
2 cucch. di zucchero di canna chiaro
Porre il tutto nel frullatore, stop.

Per preparare il latte d'avena, ho fatto come per quello di mandorle, vd. qui.
Ovvero la sera mettere a bagno in un barattolo 120gr. di fiocchi d'avena in 200cl. d'acqua, la mattina aggiungere  800cl. d'acqua e frullare. Lasciare un paio d'ore a riposare, poi rigirare il tutto e filtrare.
Nel colino vi rimarrà un avanzo piuttosto appiccicoso (detto okara) che potrete riutilizzare in pani, torte, biscotti o ripieni. Una volta l'ho aggiunto alla frittata ed è venuta spumosa e soffice, molto buona.

Panna d'avena
Se lasciate sedimentare il latte per una notte senza mescolarlo, otterrete sul fondo uno strato molto denso e cremoso, una vera e propria panna dal gusto delicato.

lunedì 8 settembre 2014

Sugo crudo, saltato


Questa è una di quelle cose da 0 minuti: 0 per pensarle e 0 per prepararle. Nata dalla voglia di assaporare gusti freschi e l'esigenza di mangiare caldo, in una di quelle sere non troppo miti di questa strana estate.
Con questa ricetta inauguro la serie estiva. Sì, le preparazioni con ingredienti estivi, tanto lo sapete che sono sempre in ritardo qui sul blog.  Vediamo se sono abbastanza veloce da scriverle prima che la maggior parte degli ingredienti scompaia dai banchi ortofrutta. Che poi in realtà non sparisce quasi nulla dai banchi, parlo per chi come me cerca roba stagionale o almeno ci prova  ; )

Ingredienti:
250gr. di pasta (io ho fatto le penne)
2 pomodori cuori di bue
1 gambo di sedano
2 cipolle di tropea piccole e tenere
basilico e origano fresco
sale e Olio Evo q.b.

Preparare la verdura a tocchetti, spargere le erbe e condire con un po' d'olio. Nel frattempo cuocere la pasta e scolarla, porre sul fuoco ben vivo la verdura, salarla (non prima altrimenti farà acqua) e saltarvi immediatamente la pasta per pochi secondi, giusto il tempo di farle "prendere" il sugo. Fine. Velocissima e non era niente male.

martedì 2 settembre 2014

Risotto alle zucchine ed i suoi fiori


Siamo rientrati dalle vacanze, siamo stati accolti dalla pioggia non appena varcato il confine della provincia di Biella. Vero, quando si parte in moto la pioggia la si mette in conto e ci sta tutta, prenderla solo alle soglie di casa è un colpo di fortuna. L'impressione è stata quella che qui il tempo non sia cambiato per nulla nei nostri giorni di assenza, umido, fresco e piovoso.
Nell'orto neanche un pomodorino maturo a darci il benvenuto, tanto per mettere insieme un condimento di quello che c'è, come in altre occasioni.
Per fortuna le operose e rassicuranti zucchine non ci deludono, crescono...ovvero ci sono: piccole e tenere, come primizie. Ci ho fatto un risottino, per scaldarci un po'.
Ah, non vi ho detto niente delle vacanze: sole, mare incantevole, profumo della macchia mediterranea, altipiani incantati, montagne spettacolari, un turbine di paesaggi in costante movimento, intrecciati tra loro: la Corsica.
Me le sono proprio godute, sono stata un po' egoista lo ammetto, non ho fatto neanche una foto. In vacanza non ho pensato a nulla e non mi sono obbligata a far nulla, l'impulso a scattare non c'è stato e questo è quanto.

Ingredienti:
250 gr. di riso carnaroli
5 piccole zucchine ed i suoi fiori
1 cipolla
1/2 bicchiere di vino bianco
  4 cucchiai di parmigiano
  2 cucch. di prezzemolo
  2 cuch. di olio Evo
  1 noce di burro
  1 cucch. erbe e pezzi di cipolla e zucchina per il brodo

Preparare i brodo con la parte esterna della cipolla, un pezzo di zucchina, del prezzemolo e un po' di sale, avevo finito il brodo vegetale e come vi ho accennato non ho pescato molto altro nell'orto, il frigo...peggio.
Soffriggere la cipolla nell'olio, aggiungere il riso e tostarlo, sale e pepe e sfumare con il vino bianco, aggiunge una dadolata di zucchine, diciamo un terzo, rigirare e aggiungere tanto brodo quanto basta per coprire il riso. Ripetere alcune volte, verso metà cottura aggiungere le restanti zucchine nel momento in cui il brodo è assorbito, rigirare e aggiungere ancora il brodo. Prima dell'ultima mestolata di brodo aggiungere il parmigiano, il prezzemolo e i fiori tritatati. Spegnere e mantecare con una noce di burro.

P.S. Avrete visto apparire alla fine di agosto due post retrodatati, li avevo preparati prima di partire perché si auto pubblicassero ma non ha funzionato. Un'altra volta c'ero riuscita, misteri della fede in google???
Ci riproverò e vediamo se scoprirò l'arcano.

giovedì 21 agosto 2014

Gamberi ai semi di senape


Eh no, non ci sono ancora, sono ancora vacante.
Ho pensato di lasciarvi questo suggerimento sfizioso e poco impegnativo.
Tra non molto, come i gamberi, anch'io camminerò all'indietro, verso casa...

Questa ricetta è tratta da un libro dal cucina indiana che vedete in foto:
Ingredienti: 
500gr. gamberi crudi
3 cucch. semi di senape gialli e neri
1/2 cucch. curcuma
1/2 cucch. pepe di cayenna
90 ml. acqua
Olio Evo e sala q.b.
scorzette arance e limone (o lime) per guarnire

Sgusciare i gamberi e rimuovere gli intestini praticando una piccola incisione, infilarli in piccoli stecchi da spiedino o su stuzzicadenti come in questo caso Conservare un cucchiaio di senape e passare il resto al tritatutto, io ho usato il mortaio, amalgamare con curcuma, pepe e sale ed aggiungere 90ml. di acqua fino ad ottenere una pasta omogenea. Stenderla in un contenitore immergendovi i gamberi su entrambe i lati, lasciar marinare almeno 30 min.
La ricetta originale dice di spennellarli col ghee e passarli al Grill, io non avendolo ho optato per cottura in padella antiaderente con un filo d'olio, rigirandoli sui due lati, cotti circa 5min. spargendovi sopra  i semi di senape lasciati a parte.


Buona continuazione, a presto!

domenica 10 agosto 2014

Calamarata al polpo


Questa pasta la dedico a chi si trova in riva al mare o a chiunque lo sogni e lo aneli tra sé...
Quando vedrete questo post sarò in viaggio verso il mare o in viaggio sul mare o approdata in Corsica, meta delle mie vacanze. Non sarò affatto connessa, no smartphone, no i-pad, nada de nada ... a turbar lo mio riposo. L'urgenza e la necessità della vacanza mi pare siano più che evidenti dalle mie parole, quindi passo immantinente alla ricetta.
L'idea di questa pasta mi è venuta dopo aver letto le indicazioni di cottura del polpo della bravissima Valentine di an experimental cook, lei ci spiega che il polpo si cuoce nell'acqua sua, trovate da lei indicazioni e consigli in merito. In questo modo si otterrà una delizia, un polpo saporitissimo, l'avevo provato anni fa e me n'ero completamente dimenticata, grazie ai suoi suggerimenti l'ho riprovato ed ho deciso di sperimentarlo con la pasta. Con questo tipo di cottura il polpo rilascia una sorta di crema legante, che andrà a mantecare il vostro condimento. Per questo ho scelto una pasta consistente, in modo da scolarla al dente, risottarla a lungo e far assorbire il sugo per ottenere il massimo del sapore.

Ingredienti:
1 polpo da 500gr. circa
1/2 litro di passata di pomodoro
1 spicchio d'aglio
prezzemolo abbondante
olio Evo e sale e pepe q.b
2 semi di cardamomo e 1 pz. di zenzero facoltativi

Cuocere il polpo come indicato da Valentine, io ho usato un tegame e l'ho cotto circa 35min. con qualche seme di cardamomo e un micro pizzico di zenzero. Rimettere sul fuoco basso la stessa padella dove avremo cotto il polpo, a fuoco basso perché il prezioso sughetto di cui vi parlavo non si attacchi, con olio evo e aglio, aggiungere la passata e dopo qualche minuto il polpo tagliato a tocchetti, sale pepe e cuocere a fiamma bassa per almeno 10 minuti in modo da insaporire per bene il sugo. Bollire la pasta, scolarla decisamente al dente, e rigirarla abbondantemente nel sugo, aggiungendo qualche cucchiaio di acqua di cottura tenuta da parte, se necessario. Spargere il prezzemolo tritato con una briciola di aglio (se vi piace anche un po' di più) e servire.

Buone Vacanze!