lunedì 20 ottobre 2014

Vellutata di carote meditativa


Perché non ho voglia di svolgere un lavoro che devo fare? Sono pigra o confusa?
Non ho voglia di fare un lavoro, sento una grande avversione, l'idea di cominciare quel determinato lavoro mi provoca: rifiuto, disagio con me stessa, come un senso di distacco (cosa c'entro io adesso con questa roba da fare?). 
Cosa sento fisicamente? Fisicamente mi sento rigida, bloccata, come legata. Sono irretita.
Cos'è che mi irretisce? Non si può dire che sia il lavoro che non ho ancora cominciata a rendermi così rigida, possiamo forse dire che sia la mia stessa contrarietà, il mio rifiuto ad irretirmi?
Ogni forma di rifiuto, di opposizione è un atteggiamento in cui investiamo forze ed energie, come se spingessimo via qualcosa fisicamente, il nostro rifiuto, il nostro respingere fa sì che il corpo sia in tensione.
A questo si accumula la preoccupazione di rimandare un lavoro necessario, più il tempo passa più l'imbarazzo del nostro presunto far finta di niente si addensa, appesantendoci ulteriormente.
Perché non ho voglia di fare quel lavoro o perché credo di non aver voglia di farlo?
L'ho fatto tante altre volte, l'ho sempre portato a termine, con più o meno fatica. In alcune occasioni potevo essere più stanca o meno, alcuni rari episodi di astenia mentale hanno fatto sì che faticassi davvero più del dovuto ad arrivare alla fine. Forse ho memorizzato quelle situazioni di fatica e ora ne sono condizionata. Ripensandoci bene, in generale, qual è il meccanismo, la parte di me che metto in gioco facendo questo lavoro che mi crea la fatica, disagio, rifiuto?  La tiranna, quella che mentre lavoro mi dice "Devi finire!" E non lo dice solo perché è un lavoro che comporta scadenze, lo dice anche per dire "dai sbrigati così è fatto e te lo togli". Ecco identificato un veleno: l'idea di finire, l'idea di arrivare ad un risultato. La differenza tra fare perché è semplicemente necessario e fare per arrivare ad un risultato cambia di molto il modo di porci, in ogni caso il lavoro sarà portato a termine ma l'attitudine nel prenderne parte sarà ben diversa. Se si parte con l'idea di finire, si guarda solo il traguardo finale e ci si proietta lì nel futuro immaginario del lavoro risolto, si nega il presente da affrontare e se ne patirà ogni istante. Specialmente se, come nel mio caso, siete abitati da una piccola tiranna che vi prende per il collo della camicia e vi intima di "far fuori" il lavoro che vi spetta. Ci ho messo un po' a scovarla, ma è da tempo che l'ho vista, l'ho riconosciuta, ho sentito che non mi fa star bene, ho pensato di spodestarla, osservandola. C'è una sorta di violenza nell'approcciarsi al lavoro in questo modo, fiutarlo, riconoscerlo è il primo passo, ci permetterà di iniziare il lavoro con grazia, con leggerezza e con attenzione.
Alcuni piccoli accorgimenti per affrontare un lavoro avverso o ingrato che dir si voglia:
1 Non pensare "devo finire", proiettarsi nel lavoro finito futuro è negare il presente
2 Sentire il momento in cui si inizia, l'attitudine con la quale ci si porta a fare il lavoro e il primo gesto. Osservare senza giudizio.
3 Cominciare con molta calma, lentamente. Qualunque sia il lavoro, scegliere di iniziare da un passaggio che ci agevoli a rallentare e concentrarci
per esempio se sono in ufficio, comincio dagli appunti scritti a mano invece di mettermi subito al pc. Il contatto di una mano con la penna, dell'altra sul foglio, la sensazione della carta a contatto della pelle, della biro tra le mani, della biro che scorre sul foglio, il gesto lento, provo a scriver in modo curato ... e in pochi istanti la mia dimensione cambia 
4 Fare una piccola cosa, un piccolo passo alla volta, svolgere un passo dopo l'altro con attenzione senza pensare alla mole nel suo insieme. Ogni passaggio a se stante e tutta l'attenzione lì. Se ci accorgiamo di distrarci, semplicemente ci riconduciamo con gentilezza al nostro compito.
5 Concederci delle pause mirate e scelte, esempio non guardare la mail o i blog o il giornale quando ci viene il raptus, ma concederselo con decisione e generosità ad un dato momento. Altalenare l'attenzione ci crea altra tensione. (Questo meriterebbe un discorso a parte.)
6 Ricominciare con molta attenzione e e calma, come indicato.
Volete provare e dirmi se funziona o avete altri trucchi da suggerirmi?



Vellutata di carote:
4 carote
1 cavolo rapa
1 patata
1 cipolla 
semi di girasole
zenzero in polvere
rosmarino
sale, olio Evo q.b.

Mettere carote, patata, cipolla e cavolo rapa a pezzettoni in un po' d'acqua, cuocere per venti minuti circa, aggiungere lo zenzero e frullare. Tostare i semi di girasole e il rosmarino tritato, pronto da distribuire nelle ciotole insieme ad un filo di olio Evo.
Per chi non conoscesse il cavolo rapa, lo vedete qui in insalata, sempre con carota:


20 commenti:

  1. Piccoli ed utili consigli da tener sempre a mente.

    Mi piace questa vellutata di carote e cavolo rapa.

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  2. Grazie dei preziosi suggerimenti, Cincia. Ho scovato un bel po' di tiranni che mi infastidivano pesantemente e qualcuno ha ancora la meglio, mannaggia! ...C'è sempre da lavorare ;)
    Ottima vellutata, delicata, proprio una coccola. Baci.

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    1. Certo, si lavora sempre, per questo dobbiamo ricordarci di trattarci bene.
      bacioni

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  3. Ma che post denso! Mi sono un po' preoccupata... Credo che sia corretto ció a cui sei arrivata, ossia non pensare al termine e a quanto sia lontano e faticoso da raggiungere, ma fare piccoli passi e al limite darsi piccole mete giornaliere senza farsi prendere dall'ansia... Meno male che é arrivata la vellutata meditativa a smorzare l'atmosfera... Appetitosa! Mi raccomando cara, non farti sopraffare e resta leggera! Baci!

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    1. ahah, non te l'aspettavi?
      La Cincia ha un lato allegro e uno da filosofa denoantri ; )
      Sono molto leggera, quello che ho esposto è la sintesi di vari frammenti di osservazione e di esperienza messi in ordine, con le conclusioni che ne ho tratto fino ad ora. Quello che ho scritto è quello che metto in pratica e ti devo dire che l'avversione a certe cose da fare sta sfumando sempre più, ma dato che si va per tentativi non vorrei farne una regola generale. Sono solo spunti da sperimentare.

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  4. non so se funcionano, perché in genere sono succube della "tiranna che c'è in me", che mi esorta a mandare giùi bocconi amari senza respirare, perché così "non ci pensi più". di certo, so che la ricetta scelta è quella giusta per sciogliere le tensioni, sia fisiche che mentali (che poi sono la stessa cosa, visto che una porta all'altra!). Le verdure tonde, cotte a lungo, ridotte in crema, sono IL rimedio ;)
    in bocca al lupo!

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    1. Il primo passo è osservare "la tiranna", osservazione pura: sentire ogni volta che ti dici "devo". Sentire, osservare, annotare senza avversione e senza giudizio.
      Evviva il lupo: Osservarsi è da temerari!

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  5. ah le carote !! Gran bella vellutata :-)
    bisogna a volte trovare dell'interesse anche in quello che non piace, io per esempio quando devo fare qualcosa che non mi piace mi concedo delle pause facendo qualcosa di gradevole tipo ascoltare per 3 minuti la mia canzone preferità, prendere una boccata d'aria fresca, una caramella, pensare alle cose piacevole che farò quando sarà finito

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    1. già le carote ; )
      Eh, si vede che sei una persona equilibrata, tu ti coccoli, non hai bisogno di questi miei eccessi psico-mentali!

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  6. Mi ha fatto piacere leggere le tue parole, Grazie Cincia!! Potrei suggere questi consigli ai bimbi, magari si appassionano maggiormente ai compiti!!!!!!! Difficile, io stesso ero poco, molto poco appassionato.... Un abbraccione grande

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    1. Grazie Marcuzzu Beddu! ma dai poveri bimbi, loro sono molto più presenti a loro stessi, non ne hanno bisogno! Siamo noi "grandi" che vogliamo essere (e fare) sempre qualcosa di diverso da quello che siamo. Penso che per appassionarli ai compiti ci va una didattica creativa e dinamica, ti devo far parlare con una mia amica in merito...

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  7. Sfondi una porta aperta, Su! Quante volte mi sono trovata in una situazione tale da scatenare sensazioni di questo tipo. Il tuo "vademecu" per approcciarvisi è assolutamente prezioso.
    Deliziosa, invece (e mi ci approccerei molto volentieri) la vellutata di carote!
    Un abbraccio grande,
    MG

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    1. Ah, cara, se lo provi poi mi dici, in fondo l'ho condiviso apposta.
      abbraccio ricambiato

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  8. Sai che ho trovato questo post davvero interessante? mi ha fatto riflettere. Anche io ho spesso la tiranna sulla spalla, ed è davvero snervante

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    1. Grazie Elena, sono contenta che lo trovi interessante, vedo che è un'esperienza condivisa da molti (e)

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  9. Riflessioni di vita, applicate non solo al lavoro. qualsiasi decisione merita di essere supportata da questi consigli. Per me è pane quotidiano, ma questo senso di rigidità e avversione descritto.... ohh, eccome se lo sento anche io, in questo periodo.
    Hai toccato dentro, Su. E poi ci hai deliziato con semplicissimi sapore veri e genuini: scelta vincente.
    Replico l'abbraccio, ma questa volta un pochino più forte ^_^

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    1. Beh, non ti resta che osservarti e volerti bene.
      anche io ti abbraccio forte!
      Su

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  10. Se è vero che le cose non capitano a caso, forse dovevo leggere oggi questo post, per riconoscermi, perchè vivo un po' le stesse sensazioni... rigidità, stanchezza, un senso di ribellione, voglia di cambiare e di non dover "obbedire", voglia di libertà, di non avere imposizioni e di movimentare la routine decidendo io cosa fare e cosa non fare...
    Continuo a rifletterci, mentre guardo il colore della vellutata che mi incoraggia ed è solare...

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    1. Ben passata di qui, spero che le riflessioni e i riflessi arancioni abbiano funzionato ; )

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