domenica 20 maggio 2018

Aquilegia, l'amor perfetto




"L'esoterica aquilegia"
I fiori blu-viola ma anche azzurrini o gialli dell'aquilegia (aquilegia vulgaris), con i cinque petali a cornetto che si prolungano in speroni uncinati, simili al becco o all'artiglio dell'aquila, ispirarono il nome di questa ranuncolacea che cresce nei boschi, prati e terreni rocciosi, collinari o montani, fino a duemila metri. "Bella si erge l'aquilegia/ e china il suo capo" cantava Goethe l'etereo fiore detto anche Amor perfetto, come osserva Guido Ceronetti soggiungendo: "Mi ricordo Spinoza, le poche righe un po' tremanti in cui nell'Ethica IV definisce il matrimonium essenzialmente come mezzo, attraverso e al di là dell'unione carnale, di ricerca comune della libertà interiore (animi libertatem)".
Il suo sesso è androgino, sicché la pianta può anche simboleggiare l'Uno ineffabile.
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Una pianta che ha i petali terminanti come il becco o gli artigli dell'aquila non poteva non ispirare ai naturalisti del passato una sua fantastica proprietà, di rendere la vista acuta come quella del rapace. Si sa invece che è astringente, antisettica, detergente e calmante, tant'è vero che gli omeopati la prescrivono in particolari casi di disturbi del sistema nervoso. Ma siccome le parti aeree e i semi contengono anche una sostanza dannosa, senza ricetta medica è prudente utilizzarne soltanto la radice ed esclusivamente per uso esterno nella cura di alcune ulcere, scabbia e tigna.

Fiorario, Alfredo Cattabiani

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